Testaroli al farro

…e niente, volevo avvisarvi che ho scoperto i testaroli. E’ la fine! Li ho assaggiati et voilà: sono entrati in circolo e mi hanno creato subito dipendenza, tanto che mi sono ripromessa di rifarli spesso da qui alla fine dell’inverno. Tutto è nato da una confezione da mezzo chilo di farina di farro bio, che ho comprato d’impulso e senza sapere bene come usare. Mi sono documentata in rete e ho scoperto questa pasta tipica della Lunigiana, un cibo povero e versatile, che si presta a vari condimenti e consente pressoché infinite variazioni. Pare che risalgano addirittura agli antichi Romani, che li cuocevano in contenitori di argilla rotondi – i testi – da cui prendono il nome. Detto fatto. Dalla teoria sono passata alla pratica. Ovviamente non ho il testo, ma perché arrendersi alla prima difficoltà? Fatto l’impasto, li ho cotti in padella! 😀 Con che risultati? Allora, la verità è che non vengono proprio identici identici a quelli original ma sono molto simili! Se volete provare, ecco come li ho fatti…

Ingredienti per 4 persone
  • 300 gr. di farina di farro
  • 300 gr. di acqua tiepida
  • 40 gr. olio EVO
  • un pizzico di sale fino

Per condire 

  • 150 gr. parmigiano-reggiano in scaglie
  • 100 gr. noci tritate
  • 4 o 5 belle foglie di salvia
  • 2 rametti di rosmarino
  • 40 gr. olio EVO

Mettete in una ciotola la farina di farro, l’acqua tiepida, l’olio e un po’ di sale e mescolate bene usando una frusta. Sciogliete tutti i grumi fino a ottenere una pastella liscia e fluida, tipo crèpes. Mentre fate riposare la pastella per 10 minuti, scaldate una padella antiaderente velata di pochissimo olio EVO. Versate in padella circa 1/3 di pastella, ottenendo una specie di crèpe di 3-4 mm. di spessore. Fate cuocere circa 3 minuti per lato (i dischi non devono scurirsi), poi spostate su un piatto e aspettate che i dischi si raffreddino. Intanto mettete a bollire una pentola di acqua salata con un cucchiaio di olio. Quando i dischi sono freddi, tagliateli a losanghe di 5 cm. di altezza. Buttateli in acqua bollente e cuoceteli per 3 minuti. Nella padella che avete usato per prepararli, mettete una noce di burro, le foglie di salvia spezzettate grossolanamente e i gherigli di noce tritati grossolanamente. Con una ramina scolate i testaroli e spostateli in padella e saltate, usando due cucchiai di acqua di cottura. Impiattate, guarnendo con foglie di salvia intere e scaglie di parmigiano-reggiano. Io avevo a disposizione anche un bel tartufo bianco e che dire: male non ci sta!

Se poi volete approfondire, su Youtube ho trovato un bel contributo in cui Alberto Bellotti, uno degli ultimi a produrre i testaroli, ci spiega come cucinarli e condirli seguendo la tradizione locale.
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